CONTRASTO AL GIOCO DʼAZZARDO: PASTICCIO BRESCIANO

Brescia e provincia in confusione.
 I numeri che interessano il Gioco d’azzardo lecito certificano una crescita sia in termini economici, 18,1 mld € + 3,11% rispetto al 2016, che in quelli sociali in tutta la Lombardia e la nostra provincia, con un + 3% non ne è esclusa.
Per questo motivo nei mesi scorsi gli attivisti a Stelle di Chiari ed Orzinuovi hanno unito le forze per studiare tematica del GAP (gioco azzardo patologico) e fornire il proprio contributo ai comuni del territorio interessati a contrastare un fenomeno apparso fin da subito costellato da numerose complicanze che nel tempo hanno tolto incisività a sindaci piuttosto che agli assessorati competenti.
Alcuni comuni, tra i più sensibili si sono accodati a Bergamo, il quale nel corso del 2016 approva uno specifico regolamento prevedendo che gli orari di apertura e chiusura delle attività relative allʼesercizio di giochi leciti siano regolamentate dal Sindaco attraverso un apposito ordinanza. Risultato giocate in calo del 7,7% per le Videolottery e 14,1% per slot di bar e tabaccherie.
Sulla scia di quanto fatto nella Città orobica e soprattutto alla luce dei ricorsi al TAR vinti, altri comuni fra i quali Orzinuovi hanno pensato bene di intraprendere lo stesso percorso.
Il pasticcio bresciano.
Anche il Comune di Brescia ha deliberato un apposito regolamento ed emesso l’ordinanza sugli orari, al contrario di quanto successo a Bergamo in questo caso i ricorsi presentati al Tar hanno per ora portato l’amministrazione bresciana a tornare sui propri passi sospendendo l’ordinanza sindacale.
Capito bene? a pochi mesi dalle amministrative la giunta Bresciana (quelli bravi), vanta l’approvazione di un regolamento in contrasto al GAP, per poi autosospenderlo per timore del dibattimento al Tribunale Amministrativo Regionale, con il risultato di aver gettato nel panico tutte quelle amministrazioni prossime ad affrontare in concreto la lotta al fenomeno.
Perché Brescia, a differenza di Bergamo teme di perdere il ricorso al TAR tanto da autosospendere l’ordinanza sindacale?
La risposta è molto semplice, come emerso con chiarezza nei dibattimenti precedenti i sindaci potranno si, ai sensi del testo unico regolamentare questo tipo di attività ma solo nel caso in cui producano a supporto ampia e accurata documentazione che dimostri l’impatto socio sanitario del fenomeno nel territorio, cosa che

naturalmente i bresciani sanno perfettamente di non aver fatto avendo presentato uno striminzito studio di ATS, il quale analizza il fenomeno riferito al mero numero di persone trattate nei SERT.
Troppo poco, ordinanza gassata.
I NUMERI:

Da un’analisi delle cifre giocate pro capite fornite dai Monopoli appare un quadro al quanto preoccupante in particolare volendo considerare l’aumento dell’instabilità nella nostra provincia dovuta al l’incremento della flessibilità dei contratti di lavoro, piuttosto che al trend in crescita dell’industria 4.0.
Nella dozzina di comuni ai quali abbiamo rivolto l’attenzione si passa da Cologne con una media pro capite annua di giocate alle sole Slot di 411 €, passando da Chiari con 1.428 €, fino ai 2.000 € di Cazzago S.M. Numeri che fanno ben capire quanto la situazione debba essere affrontata con serietà e risolutezza, non certo attraverso spot elettorali e azioni un tanto al kg.

Continueremo ad osservare la situazione provinciale con l’attenzione rivolta al nuovo governo centrale che in agenda ha previsto il contrasto al gioco d’azzardo come priorità, con la speranza che finalmente, attraverso una serie di normative aiuti sindaci e associazioni a districare questa complessa matassa.

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